Monumenti

Collegiata Maria SS. Assunta in Cielo
 
Costituisce l'ultimo capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, che progettò ogni dettaglio, compresi gli arredi. A pianta rotonda, con pronao e cupola richiama per i motivi architettonici il tempio romano del Pantheon.
Venne consacrata il 16 maggio 1665 dal Cardinale Flavio Chigi, alla presenza del Papa Alessandro VII, committente dell'opera.
L'affresco principale, l 'Assunzione al cielo della Madonna, è capolavoro di Guglielmo Cortese, detto il Borgognone. I sedici angeli di stucco che si snodano lungo il cornicione, sono opera di Giuseppe Naldini. Quadri di grande rilievo decorano le cappelle: S. Tommaso da Villanova di Raffaele Vannini, La Sacra Famiglia di Ludovico Gimignani, S. Antonio da Padova di Giacinto Gimignani, S. Francesco di Sales del Taruffi, la SS. Trinità con Agostino di Bernardino Mei, S. Rocco di Alessandro Mattie.
La primitiva chiesa, ugualmente dedicata all'Assunta, venne demolita nel 1665 per ordine del Papa Alessandro VII. Durante la demolizione venne risparmiata parte della navata centrale, adibita a chiesa di S. Nicola.
Una particolare devozione è riservata a S. Apollonia, di cui si conserva la statua in legno, fatta su ordinazione della Principessa Isabella nel 1629.

Piazza di Corte
 
La Piazza assurse alla dignità di scenografica corte barocca, con l'intervento del Bernini, dopo il 1661. L'artista mise in piano uno spazio scosceso, demolendo molti edifici e creando i cantinoni che sostengono la piazza.

Alessandro VII Chigi volle che vi fosse innalzata la nuova chiesa collegiata e mise a disposizione, per le spese, il contributo della propria Elimosineria Segreta, ma il cantiere seicentesco interessò anche la ristrutturazione dell'ex palazzo Savelli, la Porta Napoletana e la creazione della piazza con le fontane.

L'edificazione dei casini laterali all'Assunta fu portata avanti contemporaneamente ad essa e con grande velocità perchè in uno dovevano essere collocate le "carceri dove si amministra la giustizia". Gli ... ordini lasciati dal Sig. Cavalier Bernino allo scarpellino nella terra dell'Ariccia il dì 4 aprile 1664" ci indicano l'inizio di queste sistemazioni: "che si fenischi quanto prima la cornice del portico della casetta a sinistra della Chiesa .....che faccia le fenes.e delli tinelli del Sig. Principe D. Agostino di vano p. 6 1/2 al p. 11 faccia 1 1/4 di testa p. 1 ...... che ammanischi di pep.no p. coprire li tinelli al piano della piazza..

La cronologia delle sistemazioni nella piazza di corte dei Chigi èquindi molto precisa: dalla primavera del 1662 alla primavera del 1664 fu realizzata l'Assunta, dalla primavera all'inverno del 1664 lo spianamento della piazza e la sua sistemazione negli elementi di arredo, nel 1665 si iniziò la ristrutturazione della fontana delle tre cannelle e i lavori per gli Stalloni.

L'ultimo cantiere posto in opera fu proprio la residenza dei Chigi e la Porta Napoletana, i cui saldi sono all'agosto del 1673.

Il Ponte Monumentale
Edificato su progetto dell'architetto neoclassico Ireneo Aleandri, direzione lavori dell'ingegner Giuseppe Bertolini, in eleganti forme classiche di reminiscenza romana, impostato su tre ordini di archi, è alto 59 metri e lungo 312 metri.
Fu iniziato nel dicembre del 1846, durante il pontificato di Pio IX. Il 3 febbraio dell'anno successivo il cardinale Ostini, Vescono di Albano, impartì la benedizione della prima pietra. Lo stesso Papa il 12 ottobre 1854 lo inaugurò solennemente e venne aperto a tutti i legni a ruote. Il 2 giugno 1944 il ponte venne fatto saltare in aria dall'esercito tedesco in ritirata per ostacolare l'avanzata delle truppe alleate e, dopo due anni, su progetto dell'ing. Carlo Cestelli Guidi e la consulenza architettonica del Prof. David Pacanowski, viene dato inizio ai lavori di ricostruzione. Il ponte è è riaperto al traffico il 3 marzo del 1948. Il 18 gennaio 1967, pochi minuti dopo la mezzanotte, per cause imprecisate, crolla l'undicesimo pilone; il 27 agosto dello stesso anno cede anche il decimo pilone. La ricostruzione dei piloni è iniziata nel dicembre 1967 e, a distanza di circa un anno, è riaperto al traffico. Per scongiurare il sempre più frequente verificarsi di suicidi, l'ANAS nel 1997, su progetto del Comune di Ariccia, ha posto in opera eleganti reti di protezione in tensostruttura. Sono state ricostruite infine le colonne terminali in travertino, in parte utilizzando frammenti esistenti, su progetto dell'arch. Francesco Petrucci.
La Locanda Martorelli
Nella piazza di Corte è presente un edificio già sede della celebre "Locanda Martorelli", nota soprattutto per il ciclo di dipinti murali eseguiti dal pittore polacco Taddeo Kuntze. Essi sono di grande importanza per la storia di Ariccia in quanto illustrano le origini ed il passato mitologico del paese: La tentazione di Ippolito, la morte di Ippolito, la caccia di Diana, il sacrificio a Diana, La congiura contro Turno Edornio, La morte di Turno Edornio, La battaglia del Lago Regillo, La Ninfa Egeria e Numa Pompilio. Nel 1820 la palazzina fu trasformata da Antonio Martorelli in locanda, frequentata fino al 1880 circa, da poeti, scrittori, pittori. Punto obbligato di sosta per tutti coloro che intraprendevano il Grand Tour d'Italie, divenne il centro di una vera e propria accademia di pittura "en plein air", dato che soggiornarono i più grandi paesaggisti del secolo: da Turner a Corot, al russo Ivanov, attratti soprattutto dal Parco Chigi che meglio incarnava i loro ideali romantici.
Questo edificio assume quindi un'importanza notevole per Ariccia essendo anche legato alla memoria di grandi artisti che trascorsero in questo paese periodi di studio e villeggiatura e che diffusero, attraverso le loro opere poetiche o pittoresche, l'immagine dei Castelli Romani in tutta Europa. La "Locanda Martorelli" è stata acquistata dal Comune di Ariccia nel 1988 ed è, dopo accurati restauri, sede frequente di mostre artistiche e documentarie di alto livello.
Palazzo Primoli
Situato in fondo al corso di Ariccia, di fronte al fianco della chiesa sconsacrata di S. Nicola, già Casino Kaisermann, il Palazzo Primoli fu acquistato verso la fine degli anni '20 dell'800 da Carlo Luciano Bonaparte principe di Canino, fratello di Napoleone. Attraverso sua figlia pervenne al Conte Primoli. Tipico edificio di gusto neoclassico, vide il suo massimo splendore ai tempi di Gegè Primoli, tra Otto- e Novecento, quando ospitò, tra gli altri, Marcel Prevòst, Gabriele D'Annunzio, Eleonora Duse, Matilde Serao e Aristide Sartorio.
 
 
Monumento a Menotti Garibaldi
Venendo da Albano, poco prima del ponte monumentale, sulla destra si incontra un parco pubblico, al centro del quale sorge la statua bronzea del generale Menotti Garibaldi, figlio dell'eroe dei due Mondi.
La statua fu realizzata da un comitato "Pro Menotti Garibaldi" animato principalmente da Ubaldo Mancini, figlio dell'eroe garibaldino di Ariccia Adolfo Mancini.
 
 
Santuario di Galloro

Percorrendo la Via Appia Nuova, sulla strada per Genzano, si incontra il santuario di Santa Maria di Galloro, legato alla venerazione di un'immagine della Vergine rinvenuta, secondo la tradizione locale, nel 1621 da Sante Bevilacqua, un ragazzo toscano abitante ad Ariccia.
Il culto della Vergine di Galloro varcò i limiti della diocesi e giunse fino a Roma, provocando una grande affluenza di pellegrini e devoti. Il principe Paolo Savelli, signore di Ariccia, si risolse a costruire una vera e propria chiesa intitolata all'Immacolata Concezione.
Michele da Bergamo risulta essere l'architetto della fabbrica e nel 1631 il santuario di Galloro venne fondato con il consenso di papa Urbano VIII. Con l'assunzione al soglio pontificio del cardinale Fabio Chigi, papa Alessandro VII, Gian Lorenzo Bernini fu chiamato a progettare la collegiata dell'Assunta e a sistemare il santuario di Galloro.
In questi anni vengono attribuiti all'immagine della Vergine episodi miracolosi: nel 1656 un'epidemia di peste di vasta portata colpì Roma non raggiungendo Ariccia, che ne rimase indenne. Dello scampato pericolo si ringraziò la Madonna per la quale venne istituita una festa da celebrare il giorno dell'Immacolata Concezione detta "Festa della Signorina". A distanza di secoli la tradizione della "Signorina" ancora sopravvive e ogni anno viene ancora prescelta una ragazza tra le famiglie del paese a cui viene affidato il compito di presentare alla Madonna il voto di ringraziamento della collettività.
 
Reperti Archeologici

Resti della Villa dell'Imperatore Vitellio (69 d.C.)
In età imperiale venne costituendosi, lungo la Via Appia, una grande città, ricca di templi, terme, fori ed edifici pubblici, il cui territorio, esteso fino al Tempio di Diana Aricina Nemorense, sulle rive del Lago di Nemi, si riempì di sontuose ville, delle quali ancora oggi esistono numerosi resti. Ricordiamo la villa dell'Imperatore Vitellio (69 d.c.) di cui, oltre ai resti di un ninfeo, sopravvivono ancora le vestigia di alcuni cisternoni che alimentavano la villa, la cui estensione doveva abbracciare un territorio di molti ettari, come documentano ritrovamenti effettuati nelle zone vicine.