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Cosa vedere - Palazzo Chigi
La costruzione del grande palazzo che fronteggia la Piazza della Repubblica (ex Piazza di Corte e Piazza Roma) fu iniziato nella seconda metà del '500 dalla nobile famiglia romana dei Savelli, sul sito ove anticamente sorgeva l'acropoli dell'Aricia romana.
I Savelli addossarono ad una serie di strutture di varia epoca, risalenti al periodo medievale quattrocentesco e cinquecentesco (situate presso la Porta Napoletana), un grande ampliamento unitario che venne a delimitare il paese verso nord, riallacciandosi all'antica cinta muraria.
Buona parte del prospetto sulla piazza, precisamente la porzione che va dal torrione sinistro verso Roma fino alla terza finestra a destra del portale, risale al tardo Rinascimento.
Il trasferimento da parte dei Savelli nel nuovo palazzo, costruito nella piazza, avvenne nel 1589, mentre i lavori di costruzione erano già stati iniziati dopo il 1572.
Il grande salone del piano nobile appartiene a questa fase cinquecentesca, splendidamente documentato dal camino in peperino con cariatidi e trabeazione sovrastante di chiara impronta manieristica. Anche il fronte principale sul cortile, caratterizzato da un sistema di paraste gigante, è del 500; purtroppo non se ne conosce il progettista.
Notevoli furono le trasformazioni realizzate dai Chigi, che subentrarono nel possesso del feudo di Ariccia nel 1661, dando awio ad una completa ristrutturazione del borgo, compresa la Chiesa dell'Assunta, la piazza e, appunto, il maniero dei Savelli.
I lavori non ebbero inizio prima del 1667. Fu proprio una Breve del Papa Alessandro VII, che apparteneva alla famiglia Chigi, ad autorizzare il nipote Agostino a dare il via all'impresa... aumentare con nuove fabbriche il suo palazzo di Ariccia e munirlo di propugnacoli, torri ed altro a guisa di rocca o di fortezza (31 maggio 1667).
I Chigi accettarono, quindi, I'impostazione data dai precedenti proprietari, accentuando il carattere severo e fortificato della costruzione, in contrasto con le contemporanee ville barocche dei Colli Albani e di Roma.
L'incarico della progettazione venne affidato a Gian Lorenzo Bernini che si avvalse fondamentalmente dell'aiuto del suo giovane collaboratore Carlo Fontana. Questi studiò a lungo la soluzione per il completamento, mettendo sulla carta ipotesi diverse, sottoposte al vaglio del maestro e dello stesso Alessandro Vll.
Il travaglio progettuale è testimoniato dai numerosi disegni di man del Fontana, ancora oggi conservati presso l'Archivio Chigi nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
I Chigi acquistarono dai Savelli anche il Parco, anticamente separato dal palazzo tramite una strada che saliva ripidamente dalla valle verso Porta Napoletana. I nuovi proprietari lo ampliarono portandone i confini a ridosso del palazzo, ingrandendolo con numerose acquisizioni, fino all'attuale mas sima estensione. Nel parco i Chigi introdussero numerose piante, tra cui alcune sequoie americane, che ancora oggi si conservano all'ammirazione dei visitatori.
I Chigi, per quanto riguarda il palazzo, non furono in grado di da luogo al completamento progettato dalla coppia Bernini-Fontana in fase immediata, bensi in due fasi distinte: la prima tra il 1667 e 1672 e la seconda tra il l 740 e il l 743.
In un primo momento demolirono le costruzioni di varia epoca situate presso la Porta Napoletana, costruendo sulle rovine tutta la parte ad oriente rispetto al muro interno dello scalone principale, con l'altana sovrastante, ed accanto la Porta Napoletana ristrutturata.
Nel Settecento, invece, per volontà del principe Augusto Chigi, ter minarono il completamento, con il braccio del torrione verso Roma, chiudendo il blocco sul parco. Veniva cosi ad essere realizzata una costruzione con quattro torri quadrangolari e due avancorpi sporgenti che, partendo dal corpo longitudinale con unica torre della fase Savelli, sviluppava in simmetria doppia, verso l'interno e l'esterno, un compromesso tra lo schema della villa e quello del palazzo-fortezza. Sul fronte interno, la facciata fu arricchita con due loggioni balaustrati e l'altana, conservando la rientranza del cortile con la fontana. Del vecchio edificio Savelli non rimaneva, nel prospetto nord, altro che il porticato centrale, trasformato in cortile con il progetto di due avancorpi.
Internamente fu demolita la vecchia scala maestra che dal piano terra, attraverso una galleria, conduceva al salone centrale, per sostituirla con una scala meno lunga e più inclinata, meno ingombrante cioè dello scalone Savelli.
Elemento caratterizzante del nuovo progetto fu la grande sala costruita al lato dello scalone principale, chiamata sala da pranzo d'estate, per l'uso che se ne fece soltanto nel periodo caldo, data l'esposizione a settentrione. Emerge sulla costruzione, a dominare dall'alto il paese e la valle fino al mare, l'altana con i suoi arconi, un tempo aperti.
Il completamento settecentesco ebbe luogo sotto la direzione e sorveglianza dell'architetto Pietro Minelli, al quale probabilmente si deve anche il portale in travertino con il sovrastante balconcino, che sostitui l'antico portale bugnato costruito nel Cinquecento.
Importanti interventi di decorazione interna ebbero luogo nel XVIII secolo tra il 1787 e il 1790 G. Cades eseguì le tempere che decorano la cosiddetta stanza dell'Ariosto, L. Coccetti dipinse le grottesche tra il 1789 e il 1790 nella stanza del principe D. Mario, E. Giani e G. Campovecchio decorarono la Sala dei paesaggi.
Notevoli furono i danni subiti durante l'ultima guerra, soprattutto per il crollo del ponte monumentale, fatto saltare nel 1944 dall'esercito tedesco in fuga. La forte esplosione produsse delle lesioni, ancora oggi visibili, mentre particolarmente grave fu il crollo delle coperture e di due solai nella torretta verso Roma.
Il Comune di Ariccia dopo l'acquisizione del Palazzo Chigi, avvenuta il 29 dicembre 1988, ha effettuato i principali lavori di restauro e si accinge al completamento dei lavori impiantistici con il finanziamento del Grande Giubileo.
Il palazzo conserva intatto l'arredamento originario del '600 con opere importanti provenienti anche dal Palazzo Chigi di Roma, oggi sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sono presenti dipinti di Baciccio, Maratta, Salvator Rosa, Mola, scultore di scuola berniniana, e un mobilio barocco di grande qualità.
