Parchi

Parco Chigi. Sullo sfondo l'Uccelliera

Il Parco Chigi di Ariccia (anche conosciuto come Barco Chigi) è un'area verde comunale dell'estensione di ventotto ettari. Il primo nucleo del parco risale al Cinquecento, tuttavia l'attuale conformazione è dovuta ad una serie di interventi operati dalla famiglia Chigi, che fu proprietaria del parco tra il 1661 ed il 1988: oggi l'intera area è un bene del Comune di Ariccia.
Il Parco Chigi è annesso allo storico Palazzo Chigi di Ariccia: nella realizzazione del complesso del palazzo e del parco sono intervenuti alcuni noti architetti, come Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana.
Il parco è particolarmente importante all'interno del Parco Regionale dei Castelli Romani: infatti è una delle poche zone verdi dei Colli Albani nelle quali non c'è stata penetrazione del castagno, ma sono sopravvissute le specie vegetali più antiche -in massima parte querce.
L'area boscosa che oggi compone il Parco Chigi esisteva fin dall'età pre-romana, ed in età romana venne chiamata nemus Aricinum -dalla città di Aricia, ubicata nell'attuale Vallericcia-, nemus Dianae -poiché presso il vicino lago di Nemi sorgeva un famoso tempio dedicato alla dea della caccia Diana, a cui era consacrato l'intero bosco circostante- o nemus Artemisium.
Dopo l'avvento del Cristianesimo, il bosco ariccino perse ogni caratteristica di sacralità. Ariccia fu nel Quattrocento un feudo dell'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, e l'abitato andò progressivamente spopolandosi: tuttavia nel 1473 il cardinale  Giuliano Della Rovere, abate commendatario dell'Abbazia di Grottaferrata, permutò il feudo di Ariccia con Mariano Savelli, in cambio del Borghetto di Grottaferrata, fortificazione situata al X miglio della via Anagnina.  In questo periodo iniziò la ricostruzione di Ariccia, poiché i Savelli si erano impegnati "ad costruendum [castrum Ritiae], aedificandum, reparadum": fra le altre cose, fu interesse dei Savelli far costruire anche una piccola tenuta verde recintata fuori dalle mura paesane.

Nel corso del Cinquecento così, andò formandosi il nucleo originario del Parco, concepito come riserva di caccia: durante la prima metà del Seicento vennero recintate l'Uccelliera e la Vignola. La sistemazione dell'Uccelliera si fa risalire agli anni attorno al 1628, quando Bernardino Savelli ottenne da papa Urbano VIII il titolo di duca di Ariccia. Presso l'Uccelliera era situato un rudere di costruzione tardo-medioevale, detto "il Bove": è ipotizzabile che si tratti di un'antica chiesa dedicata a san Rocco situata fuori le mura nella località denominata appunto Prati di San Rocco.  La Vignola, altro nucleo seicentesco del Parco, è situata dall'altra parte di un canalone di acque piovane, ed era in origine adibita a vigneto. Il Parco, anche dopo la recinzione di una vasta area che si estendeva dallo sbocco del canalone in Vallericcia fino alla Pietrara, era piuttosto limitato rispetto all'attuale estensione e non raggiungeva il palazzo nuovo che i Savelli si erano costruiti alla fine delle case di Ariccia, e che fu il nucleo originario dell'attuale Palazzo Chigi. Vennero perimetrati nel parco il Giardino, il Bottino e una parte dei Prati di San Rocco: in questo periodo si ipotizza fossero dislocate nel parco cinque o sei fontane e vi fossero tre portali d'ingresso.

I Chigi, dopo l'acquisto del feudo, si prodigarono immediatamente nell'abbellimento del loro nuovo feudo: tra il 1661 ed il 1664 vennero costruiti ad Ariccia Palazzo Chigi, la collegiata di Santa Maria Assunta e venne ampliato il santuario di Santa Maria di Galloro. Tutti questi lavori videro la partecipazione del celebre architetto Gian Lorenzo Bernini, che mise mano anche al piano di riassetto ed ampliamento del Parco Chigi. In questo periodo venne realizzata la Peschiera, con il Purgatorio delle acque e il complesso delle fontane del Mascherone. Il 7 settembre 1664 papa Alessandro VII discusse con Gian Lorenzo Bernini dei lavori da effettuare per la sistemazione dei viali del parco, ed il 2 aprile 1666 la Comunità di Ariccia vendette al principe Agostino Chigi l'ultima parte dei Prati di San Rocco, che separava il parco da Palazzo Chigi: così parco e palazzo divennero una realtà continua. Tra il 1666 ed il 1667 i Chigi acquistarono ben cinque vigne da privati ariccini per ampliare ulteriormente il parco.

Il patrimonio boschivo recintato di proprietà dei Chigi ad Ariccia ammontava al termine dei lavori di ampliamento a 163 ettari: nel 1805 i Chigi tuttavia acquistarono il bosco della Selvotta, verso Albano Laziale: in questo modo il patrimonio boschivo venne esteso a 274 ettari.

Nel 1850, per via della costruzione del ponte di Ariccia che oltrepassa il canalone rappresentando il più rapido collegamento tra Albano ed Ariccia, una striscia ai margini del Parco Chigi viene espropriata dal governo pontificio: la Peschiera venne così abbandonata, e con essa anche un ingresso che si venne a trovare sotto agli archi del ponte.

Gli ultimi ampliamenti del perimetro del parco risalgono al primo decennio del Novecento: nel 1886 venne aggiunto il Giardino Nuovo, situatao verso Ariccia fuori porta Napoletana; nel 1907 invece il Comune di Ariccia concesse al principe Mario Chigi circa 900 metri quadrati del piazzale realizzato alla testa settentrionale del ponte di Ariccia.
 
VISITE

  1. il sabato e la domenica dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e dalle 15,30 alle 19,00 con biglietto d’ingresso individuale di € 3,00 (gratis per i residenti in Ariccia) valido per l’accesso fino all’Uccelliera;
  1. il sabato e la domenica alle ore 11,30 ed alle ore 12,30 con visita guidata all’interno di Parco Chigi con itinerario prestabilito esclusivamente per gruppi composti da min 15 e max 30 persone con prenotazione obbligatoria per € 6,00 a persona (gratis per i residenti in Ariccia).

Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito web di Palazzo Chigi all’indirizzo www.palazzochigiariccia.it o telefonando al numero 069330053.

Galleria fotografica
Parco Chigi, part. del Portale del Pretore Tiberio Latino Pandusa