Storia

Cenni storici - Ariccia Romana
L'organizzazione dell'urbs Aricia avvenne intorno all'VIII-VII seco lo a.C., sotto l'influenza degli Etruschi che introdussero l'opera quadrata in un territorio idoneo ad assorbire la tecnica del taglio della pietra in blocchi parallelepipedi, per il fondo tufaceo che lo caratterizzava (lupis alBanus). Ciò è documentato dai resti di mura rinvenuti nella parte alta della città verso il cimitero comunale, costituiti da cortine di blocchi con nucleo inter medio di terra, secondo il metodo etrusco di fortificazione.

Le ambizioni egemoniche degli Etruschi verso il Lazio meridionale vennero stroncate con la celebre battaglia di Aricia, combattuta intorno all fine del VI secolo a.C.; Aricia fu città capo della Lega Latina e nel suo terri torio si trovava il santuario di Diana, uno dei tre principali santuari dell confederazione. Aricia, presente nella battaglia del lago Regillo, partecipò alla stipu lazione del Focclus Cassiamlm nel 493 a.C..

Vessata da Roma, con altre città della confederazione insorse, ma sconfitta, entrò nel nuovo stato federale nella condizione di Civitas sin, .suffragio. In seguito fu iscritta nella tribù Horatia ottenendo lo Jus suffragi e la possibilità di aspirare in Roma a cariche pubbliche. A seguito della sistemazione della Via Appia, I'abitato si spostò dal l'alto dell'acropoli verso la valle e cominciarono a sorgere tabernne, magazzini, templi, edifici pubblici, mercati organizzati in un vero e proprio foro d cui l'arco, volgarmente detto "Basto del Diavolo", costituisce uno degli in gressi.

In questa "Aricia nova" esisteva fino a poco tempo fa un'osteria che ricordava la presenza di un'antichissima taberna, detta Osteriaccia, presso I quale veniva effettuato il primo cambio di cavalli per chi, venendo da Roma si recava verso il Mezzogiorno. Nel foro aricino si può trovare ancora la cella di un tempio perfet tamente conservato nella sua struttura e una serie di costruzioni facenti part del complesso di un santuario di notevole importanza.

Molte tombe romane costeggiano il tratto di Appia antica del terri torio aricino, ma la testimonianza più importante è costituita da un grandioso viadotto, in opera quadrata, lungo circa duecento metri, sagomato secondo un grande piano inclinato. Il manufatto, volgarmente detto "Sostruzione", costituisce l'opera di ingegneria più importante costruita dai Romani lungo il percorso laziale-campano dell'Appia antica, durante l'età dei Gracchi. Altre testimonianze del periodo romano sono i resti della villa delI'imperatore Vitellio, detti "Muracce", insieme a ruderi e frammenti sparsi qua e là nel territorio, che testimoniano il grande sviluppo urbanistico conosciuto dalla zona in periodo imperiale, sin dai tempi di Augusto, la cui madre, Azia, era proprio aricina.

Cenni storici - Ariccia Medievale
 
Coinvolta nel processo di decadenza dell'impero romano, Aricia sopravvisse all'influenza dei Vandali, ma dovette ben presto soccombere al volgere del V secolo, ai saccheggi e agli attacchi delle orde barbariche dilaganti nella campagna romana.
Lentamente la popolazione locale arretrò verso l'acropoli e le zone più a monte. L'Appia antica cominciò ad essere abbandonata per la mancanza totale di opere di manutenzione e per motivi di sicurezza; ad essa venne preferito il collegamento settentrionale, la Via della Faiola, coincidente con l'odierna Via dei Laghi. Prese parte alla riorganizzazione territoriale operata dal Papa Zaccaria con la creazione di quelle singolari istituzioni chiamate Domuscultoe. La presenza del monastero di S. Nicola sulI'acropoli, vicino Porta Napoletana, segnava il punto di riferimento fondamentale del villaggio e del vasto territorio agricolo circostante.
Dal 981 divenne feudo della potente famiglia di Conti di Tuscolo e condivise, da allora, traversie alterne legate alle lotte intestine tra i baroni romani che si contendevano, a Roma, le cariche ecclesiastiche e, in provincia, feudi e castelli.
Passò, quindi, ai Malabranca che iniziarono delle importanti opere di fortificazione e scelsero la zona, oggi occupata dal palazzo Chigi, per costruire una torre a difesa dell'accesso settentrionale, divenuto quello principale, per l'abbandono dell'Appia antica.
Dal dominio dei Malabranca Aricia divenne una castellania: veniva, cioè, tenuta enfiteuticamente da un feudatario, chiamato cu.stode, ma rimaneva di proprietà della Chiesa. Nel 1399 decadde a defensoria, controllata dalla castellania di Marino; si alternarono nella sua giurisdizione i Monaci di S. Anastasio alle Tre Fontane, i Colonna, i Monaci di Grottaferrata, ma, dell'antico splendore, non rimanevano che mucchi di rovine per il coinvolgimento nelle lotte egemoniche tra fendatari.
Nel 1473 entrò in proprietà dell'importante casata romana dei Savelli che avviarono la ricostruzione dell'abitato distrutto, dotandolo di servizi e adeguate fortificazioni e iniziando, allo scorcio del cinquecento, la costruzione dell'imponente palazzo baronale.

Cenni storici - Ariccia e il Bernini
 
Soltanto nel XVII secolo la cittadina potè acquisire un decoro e una struttura urbanistico-architettonica di notevole razionalità e qualità formale per l'acquisto dell'intero feudo operato nel 1661 dai Chigi.
Caso eccezionale nella storia dell'urbanistica, il borgo fu completamente riprogettato e attrezzato dal genio architettonico di Gian Lorenzo Bernini che, non solo completò il palazzo, progettò la piazza di Corte, il complesso dell'Assunta, gli Stalloni, ma addirittura sistemò la viabilità interna e qualificò il tessuto edilizio con la costruzione di una serie di manufatti di cospicuo pregio: S. Nicola, il vecchio forno, Porta Napoletana, Porta Romana.
L'architetto barocco si servi naturalmente di alcuni collaboratori che seguirono la concreta realizzazione dell'ambizioso progetto, voluto dal Papa Alessandro Vll, primo fra tutti Carlo Fontana, grande architetto del Seicento, che esegui la maggior parte dei grafici.
Nella chiesa di Ariccia e nel palazzo Chigi sono conservati ancora arredi vari eseguiti dal Bernini e dai suoi allievi, tra cui Baciccio, Mazzuoli Chicari e altri.
I recenti lavori di sistemazione della piazza hanno consentito, compatibilmente con le esigenze moderne di vita del paese, di recuperare il valore architettonico del prezioso complesso.